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Gelmini al Senato -11 giugno 2008
(troppo vecchio per rispondere)
Pietro De Paolis
2008-06-12 08:54:34 UTC
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Il ministro GELMINI chiarisce anzitutto di aver chiesto di tenere separate
le dichiarazioni programmatiche in ordine all'Istruzione e all'Università e
ricerca, in considerazione dell'importanza che assegna al confronto con le
Commissioni parlamentari. I due settori, pur avendo senz'altro per
protagonista il medesimo soggetto, presentano infatti una complessità e una
diversità di linguaggi che meritano l'esercizio di un duplice sforzo.

Avviandosi ad illustrare gli intendimenti del Governo in materia di
Istruzione, ricorda anzitutto che il Santo Padre non ha esitato a parlare di
recente di "emergenza educativa" quale punto di maggiore debolezza della
società contemporanea. La medesima espressione è stata poi richiamata nel
dibattito sulla fiducia al nuovo Esecutivo da parlamentari di entrambi gli
schieramenti. Essa non si affronta tuttavia a suo giudizio solamente con
nuovi contenuti e nuove metodologie, pur utili, ma con valori condivisi e,
pertanto, convincenti per i ragazzi in quanto testimoniati da adulti.

Dopo aver manifestato il proprio apprezzamento per la saggezza e
l'esperienza del Presidente della Commissione, ella illustra poi gli
intendimenti del Governo volti a fronteggiare i gravi e complessi problemi
della scuola.

Al riguardo, ella rammenta anzitutto che i quindicenni italiani risultano,
nelle comparazioni internazionali, tra i più impreparati d'Europa in ambito
matematico, scientifico e della lettura, anche se i risultati cambiano in
relazione alla tipologia di scuola e all'area geografica. Né va dimenticato
che i risultati sono invece di eccellenza con riferimento alla scuola
elementare. Ritiene quindi che le soluzioni non possano essere
indifferenziate, ma occorra superare la vecchia e deleteria logica
centralistica che non tiene conto delle specificità territoriali. Al
contrario, reputa che il nuovo ruolo delle Regioni, così come individuato
dal riformato Titolo V della Costituzione, congiuntamente alla piena
attuazione della "legge Moratti" e al necessario rafforzamento
dell'autonomia scolastica, debbano rappresentare una sorta di federalismo
all'insegna della sussidiarietà. I maggiori sforzi devono poi essere
indirizzati in direzione della maggiore criticità ed in particolare al Sud,
dove i bassi livelli di apprendimento, la povertà e il degrado sociale
costituiscono senz'altro un male da estirpare. L'esperienza degli ultimi 150
anni dimostra del resto che solo attraverso il riscatto del Mezzogiorno e il
dispiegamento delle sue enormi potenzialità

l'Italia potrà considerarsi pienamente nazione. A tal fine invoca uno scatto
d'orgoglio nazionale, ritenendo che l'Italia possa e debba risalire la
china.

Analogamente, reputa che il Paese non possa rassegnarsi di fronte al dato
preoccupante della dispersione scolastica, garantendo alle nuove generazioni
la disponibilità di tutti gli strumenti atti ad affrontare il futuro.

Purtroppo però i criteri selettivi seri e rigorosi sono venuti via via
scemando e si registra un'enorme dispersione di capitale umano per
fronteggiare la quale il Paese chiede a gran voce di lasciare lo scontro
politico fuori dalla scuola.

In tale prospettiva, ella non giudica sufficiente elevare sulla carta l'obbligo
scolastico, né condivisibile semplificare i processi di apprendimento. Al
contrario, immagina una scuola che ciascuno, secondo le proprie propensioni
individuali, senta come uno strumento utile e necessario.

Quanto agli insegnanti, ella rammenta che i loro stipendi sono
drammaticamente inferiori rispetto alla media Ocse. Si augura quindi che la
legislatura in corso veda uno sforzo unanime affinché essi siano adeguati
agli standard internazionali. A tale scopo, giudica indispensabile aggredire
le cause di iniquità del sistema, mediocre nell'erogazione dei compensi, nei
risultati e nelle speranze. Una scuola ostaggio di rivendicazioni, più
finalizzata al controllo ideologico che non al recupero dei compiti del
sistema ha del resto prodotto un esito, osserva, che né i sindacati, né i
partiti, né la società italiana possono condividere: stipendi inadeguati,
nonché tramonto della cultura del merito e del senso della scuola.

Quanto alle riforme, ella sottolinea criticamente come per anni si sia
affidata all'approvazione parlamentare di leggi di sistema la speranza di
migliorare la scuola, badando più al colore politico che alla sostanza dei
problemi.

Ella ritiene invece che il sistema abbia bisogno prevalentemente di buona
amministrazione e di buon governo, di semplificazione e di chiarezza.

Prende quindi l'impegno a proporre modifiche legislative solo laddove
strettamente necessario, a contenere l'irresistibile tendenza burocratica a
produrre montagne di regolamentazione confusa e incomprensibile, a favorire
l'adozione di criteri generali e Indicazioni nazionali leggibili, evitando
la metastasi delle norme di dettaglio e preservando quanto di positivo fatto
dai Governi precedenti. In quest'ottica, precisa di non aver ritirato la
cosiddetta "circolare Fioroni" sul recupero dei debiti scolastici,
nonostante ciò le fosse chiesto da più parti e le avrebbe garantito una
facile popolarità, preferendo modificare soltanto gli aspetti che le
sembravano troppo dirigistici, senza cambiarne la sostanza. Questi anni
hanno dimostrato del resto, rileva, che non c'è alternativa possibile al
ritorno nella scuola dell'impegno e del rigore.

Ella lamenta poi che per anni si sia pensato che l'abbassamento della
qualità potesse agevolare gli studenti da un lato, offrendo dall'altro lato
agli insegnanti qualche garanzia in più che compensasse la perdita di ruolo
e di status, con il risultato di non favorire né gli uni né gli altri e di
trasformare la scuola in un enorme ammortizzatore sociale. Inoltre, è stato
mortificato il senso di responsabilità dei docenti, livellando le loro
retribuzioni verso il basso. L'assenza di qualunque prospettiva di carriera
ha così tenuto lontani dalla scuola tantissimi giovani preparati, che
avevano la vocazione all'insegnamento, ma che hanno scelto altre strade non
solo meglio retribuite, ma con migliori prospettive.

Onde rovesciare questi criteri, ritiene indispensabile sciogliere il nodo
della rivalutazione del ruolo dei docenti, a partire dal pieno
riconoscimento del loro status professionale, che non può essere confuso con
chi nella scuola ricopre altri ruoli pur essenziali.

Passando al tema delle risorse, si dichiara consapevole dell'esigenza di un
grande sforzo di riqualificazione della spesa pubblica.

Il precedente Governo, ricorda, aveva avviato un piano triennale di
contenimento della spesa nel settore scuola, che i conti dello Stato e la
situazione economica internazionale impongono di proseguire.

Per migliorare concretamente il sistema scolastico in Italia non si può
peraltro eludere, prosegue, il tema dell'autonomia e dell'assunzione di
responsabilità a tutti i livelli. Autonomia e valutazione sono infatti due
facce della stessa medaglia, né si può rendere piena l'autonomia scolastica
senza un sistema di valutazione che certifichi, in trasparenza, come e con
quali risultati venga speso il pubblico denaro.

La meritocrazia è un sistema di valori che promuove l'eccellenza
indipendentemente dalla provenienza sociale, etnica, politica ed economica
delle persone; il merito non è quindi una fonte di disuguaglianza, ma
all'opposto uno strumento per garantire pari opportunità, ed a tal fine deve
essere valutato oggettivamente.

Passando al tema della parità scolastica, ella rammenta che la legge n. 62
del 2000, varata dal Centro-sinistra, ha istituito un sistema pubblico di
istruzione in cui convivono, in piena osservanza costituzionale, scuole
statali e scuole paritarie, gestite da privati.

Un sistema pubblico di istruzione che fondi sul principio di sussidiarietà
forme di pluralismo educativo è, a suo avviso, la risposta alle esigenze di
istruzione e formazione del cittadino.

I modelli finanziari fin qui sperimentati costituiscono, prosegue il
Ministro, un valido punto di partenza per individuare forme efficaci di
sostegno alle famiglie. Annuncia peraltro che le scelte del Governo in
proposito saranno sottoposte al pieno dibattito parlamentare per arrivare ad
un risultato equo e condiviso.

A questo proposito, ritiene peraltro interessante valutare le soluzioni che
non solo i Governi nazionali via via succedutisi hanno messo a punto, ma
anche le strategie promosse dai governi regionali più sensibili alla
soluzione del problema.

Ella sottolinea poi l'esigenza di condividere gli obiettivi, richiamando il
manifesto-appello che recentemente hanno promosso numerose associazioni di
genitori, di dirigenti scolastici e di docenti. Nel riferirsi altresì alle
aspettative del mondo della scuola, dell'imprenditoria, delle Regioni e
degli enti locali, nonché alle risultanze del "Libro bianco sulla scuola"
redatto nella scorsa legislatura, individua nell'autonomia, nella
valutazione e nel merito i grandi temi su cui il Paese aspetta una risposta
e su cui intende promuovere un proficuo dialogo con il Parlamento. In tale
ottica, si augura di poter registrare una convergenza anche con
l'opposizione e di avviare una "legislatura del buon senso", come già aveva
indicato l'ex ministro Fioroni. Registra in proposito il costruttivo impegno
del ministro ombra Mariapia Garavaglia, che ringrazia fin d'ora.

Nel soffermarsi sul tasso ancora troppo elevato di precoce abbandono degli
studi, ella sottolinea poi l'esigenza di dimostrare agli studenti e alle
famiglie che i diplomi non rappresentano un pezzo di carta ma il biglietto
per un futuro migliore, disincrostando una società immobile ed iniqua in cui
lo studio non riesce a rappresentare un effettivo fattore di promozione
sociale.

Cogliendo l'occasione del rinvio operato dal precedente Governo al 1°
settembre 2009 della piena applicazione della riforma Moratti, ella
sollecita quindi il Parlamento e la società intera a dare una prova
straordinaria di produttività, creando le premesse per una formidabile
preparazione di base ed una effettiva personalizzazione dell'istruzione.

Quanto al primo aspetto, ritiene che le tre I (inglese, internet, impresa)
non possano andare a discapito della quarta (italiano), che deve essere
approfondita senza indulgere nello spezzettamento dei saperi e nei
"progettifici". Ritiene quindi che le Indicazioni nazionali debbano essere
concentrate su questo obiettivo, lasciando alle autonomie scolastiche le più
ampie possibilità, nelle parti a loro riservate, di esaltare le proprie
specificità, sempre con l'obiettivo dell'eccellenza.

Quanto alla personalizzazione dell'istruzione, reputa che la leva principale
sia nell'interazione tra autonomie scolastiche, docenti, studenti e
famiglie.

Con riferimento specifico alla scuola secondaria di secondo grado, richiama
anzitutto il rapporto della cosiddetta "commissione De Toni" sull'istruzione
tecnica e professionale. Al riguardo, comunica che l'intenzione del Governo
è di portare tutto il sistema alla "serie A", assicurando ad ogni segmento
una pari dignità.

In quest'ottica, il dibattito sulla cosiddetta "scelta precoce" si trasforma
a suo avviso nella costruzione dei percorsi più adeguati per permettere ad
ogni ragazzo di trovare la propria strada, superando la concezione classista
per cui il liceo è di "serie A", l'istruzione professionale e tecnica di
"serie B", il sistema regionale delle qualifiche di "serie C".

Ancora una volta, ribadisce, la risposta sta nella personalizzazione
dell'istruzione. L'indifferenziazione dei percorsi, la pretesa di sopprimere
le propensioni individuali imponendo ad ogni adolescente di percorrere la
stessa strada è la traiettoria più sicura verso gli abbandoni e la
dispersione.

Nello stesso spirito di una scuola che sia realmente per tutti, il Ministro
afferma poi il diritto all'istruzione di chi presenta abilità diverse. Gli
obiettivi didattici, le metodologie e gli strumenti devono infatti essere
personalizzati e coerenti, a suo giudizio, con le abilità di ciascuno. Al
riguardo, richiama le molte buone pratiche costruite su competenza,
professionalità, disponibilità e impegno delle diverse componenti
scolastiche, dagli insegnanti di sostegno agli insegnanti curriculari, dai
dirigenti scolastici alle associazioni, di cui ritiene occorra far tesoro.

In tal senso, assicura il suo impegno ad ascoltare le esigenze, le criticità
e le proposte delle famiglie al fine di individuare percorsi flessibili, che
superino le rigidità in contrasto con l'azione educativa.

Ella sollecita poi un'efficace collaborazione fra scuola e famiglie in
termini di "cooperazione corresponsabile". Solo in questo modo è possibile
infatti a suo avviso affrontare le difficoltà di apprendimento, lo scarso
rendimento scolastico, l'abbandono degli studi, l'inconsapevolezza delle
regole, l'abuso di sostanze stupefacenti che si trovano alla base di
fenomeni antisociali quali la microdelinquenza e il bullismo.

D'altra parte, osserva peraltro che troppo a lungo si sono delegate alla
scuola responsabilità e azioni che competono alla famiglia, la quale
rappresenta, pur nelle sue difficoltà, la base fondamentale su cui
sviluppare le attività didattiche, formative ed educative.

Quanto ai fenomeni migratori che coinvolgono centinaia di migliaia di adulti
e di bambini, ella osserva che il primo obbligo è quello di insegnare loro
la lingua italiana e la Costituzione della Repubblica. Ciò, al fine di non
escludere quote sempre più ampie di alunni extracomunitari nelle classi i
quali, pur con competenze proprie, risultano penalizzati dalla barriera
linguistica.

Né l'alfabetizzazione letteraria può essere disgiunta da quella civile, sia
per i figli degli extracomunitari, che devono apprendere le regole della
comunità italiana, che per i giovani italiani. Al riguardo, rammenta la
meritoria iniziativa di Aldo Moro di introdurre nelle scuole lo studio dell'educazione
civica, cui ritiene doveroso restituire un ruolo centrale.

Avviandosi alla conclusione, il Ministro ricorda il manifesto-appello
elaborato prima delle elezioni da un gruppo di volenterosi uomini di
conoscenza (Gruppo di Firenze), che dichiara di fare proprio
nell'ispirazione ai criteri di merito e responsabilità, nel richiamo ad una
scuola più qualificata ed efficace ma insieme più esigente sul piano dei
risultati e del comportamento, nonché nell'esigenza di restituire ai docenti
il prestigio e l'autorevolezza del loro ruolo.

In tale ottica, invita tutte le forze politiche a una grande "alleanza per
la scuola", che restituisca al Paese la speranza. Dichiarandosi ottimista ed
assicurando il proprio impegno più completo nello sforzo di ricostruzione
della principale infrastruttura italiana, rinnova dunque l'invito a uno
scatto d'orgoglio da parte di tutti, che non ceda alla tentazione della
rassegnazione.
Henry
2008-06-12 09:33:54 UTC
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Post by Pietro De Paolis
Il precedente Governo, ricorda, aveva avviato un piano triennale di
contenimento della spesa nel settore scuola, che i conti dello Stato e la
situazione economica internazionale impongono di proseguire.
imhp il succo del discorso è questo, il resto sono parole
parole..............

Henry
Al-Farid
2008-06-12 11:02:33 UTC
Permalink
"Henry" <***@libero.it> ha scritto nel messaggio news:***@4ax.com...

cut
Post by Henry
Post by Pietro De Paolis
Il precedente Governo, ricorda, aveva avviato un piano triennale di
contenimento della spesa nel settore scuola, che i conti dello Stato e la
situazione economica internazionale impongono di proseguire.
imhp il succo del discorso è questo, il resto sono parole
parole..............
E' quello che ho pensato anch'io.

Quanto al resto occorrerà vedere se c'è il coraggio (non solo da parte degli
addetti ai lavori ma dell'intera società).
Lisa
2008-06-12 12:16:34 UTC
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Post by Pietro De Paolis
Avviandosi ad illustrare gli intendimenti del Governo in materia di
Istruzione, ricorda anzitutto che il Santo Padre non ha esitato a parlare di
recente di "emergenza educativa"
E che q*zz c'entra il parere del Santo Padre con le decisioni
programmatiche del governo?

Lisa
Arkannen
2008-06-12 14:09:25 UTC
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Post by Lisa
E che q*zz c'entra il parere del Santo Padre con le decisioni
programmatiche del governo?
E' una più che riconosciuta autorità morale e il governo fa bene ad
ascoltare il suo parere.

..
Lisa
2008-06-12 18:58:27 UTC
Permalink
Post by Lisa
E che q*zz c'entra il parere del Santo Padre con le decisioni
programmatiche del governo?
E' una più che riconosciuta autorità morale e il governo fa bene ad
ascoltare il suo parere.
..
Ah, 'mbè, allora di questo andazzo, il prossimo ad essere ascoltato
sarà Francesco Totti...
Arkannen
2008-06-12 19:36:50 UTC
Permalink
Post by Lisa
Post by Lisa
E che q*zz c'entra il parere del Santo Padre con le decisioni
programmatiche del governo?
E' una più che riconosciuta autorità morale e il governo fa bene ad
ascoltare il suo parere.
..
Ah, 'mbè, allora di questo andazzo, il prossimo ad essere ascoltato
sarà Francesco Totti...
Totti non è un'autorità morale.
Il punto cmq è molto più semplice di quanto tu non creda.

C'è chi ritiene che il Papa debba essere ascoltato perché è il Papa e c'è
chi ritiene, come te, che il Papa non debba essere ascoltato perché è il
Papa.

Ora, come ce la giochiamo questa cosa? Facciamo un sondaggio?
Se vuoi lo andiamo a chiedere alla gente, secondo te come rispondono?

..
Andrea
2008-06-12 19:40:40 UTC
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Post by Arkannen
Se vuoi lo andiamo a chiedere alla gente, secondo te come rispondono?
Ma la gente è falsa, sono tutti cattolici a parole e poi nella vita di tutti
i giorni fanno l'esatto contrario di quello che predica il Papa.
Lisa
2008-06-12 21:40:37 UTC
Permalink
C'Ú chi ritiene che il Papa debba essere ascoltato perché Ú il Papa e c'Ú
chi ritiene, come te, che il Papa non debba essere ascoltato perché Ú il
Papa.
Ora, come ce la giochiamo questa cosa? Facciamo un sondaggio?
Ma non sarebbe molto più ragionevole concludere che il papa debba
essere ascoltato "perché è il papa" dai cattolici credenti, ma che non
debba entrarci niente con gli indirizzi politici di un governo?
Arkannen
2008-06-12 23:55:00 UTC
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Ma non sarebbe molto più ragionevole concludere che il papa debba essere
ascoltato "perché è il papa" dai cattolici credenti, ma che non debba
entrarci niente con gli indirizzi politici di un governo?
Bush viene ascoltato perché è il presidente degli americani d'america.
Pensi che in qualche parte del mondo ci sia qualcuno che possa prendersi
il lusso di non ascoltare Bush? Anche solo per evitare di essere preso a
cannonate.
Ora, si da il caso che in questo paese i cattolici credenti, unitamente a
quelli che si riconoscono nella cultura cattolica, non sono esattamente
quattro gatti per cui gli si da retta.

..

Paolo Fasce
2008-06-12 20:44:58 UTC
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Post by Lisa
Ah, 'mbè, allora di questo andazzo, il prossimo ad essere ascoltato
sarà Francesco Totti...
Che c'entra totti?

Direi: il dalai lama, il rabbino di new york, tom cruise in rappresentanza
di scientology (e che e' pure molto telegenico!), e cosi' via continuando.
--
Paolo Fasce

"Je ne veux pas mourir idiot" (Georges Wolinski, Mai 1968)
a***@freemail.it
2008-06-12 20:45:09 UTC
Permalink
Post by Paolo Fasce
Post by Lisa
Ah, 'mbè, allora di questo andazzo, il prossimo ad essere ascoltato
sarà Francesco Totti...
Che c'entra totti?
Direi: il dalai lama, il rabbino di new york, tom cruise in rappresentanza
di scientology (e che e' pure molto telegenico!), e cosi' via continuando.
che c'entrano il il dalai lama, il rabbino di new york, tom cruise in
rappresentanza di scientology, ecc. ecc.?? Il discrimine che pone
Arkannen non e` affatto "essere rappresentante di una chiesa"
ma "essere riconosciuto come autorita` morale" - e Totti e`
riconosciut-issimo come autorita` morale (in questa cultura
adolescenziale e calcistica in cui ci troviamo immersi).
Kimafuso Lamoto
2008-06-12 17:22:50 UTC
Permalink
Post by Lisa
E che q*zz c'entra il parere del Santo Padre con le decisioni
programmatiche del governo?
Lisa
Lisa, smettila di fare l'anticlericale comunistoide e anarcoide.
Sono residuati ideologici dei secoli scorsi!
Non vedi che anche il PD e il papa sono culo e camicia?
Lisa
2008-06-12 18:56:44 UTC
Permalink
On Thu, 12 Jun 2008 19:22:50 +0200, "Kimafuso Lamoto"
Post by Kimafuso Lamoto
Lisa, smettila di fare l'anticlericale comunistoide e anarcoide.
Sono residuati ideologici dei secoli scorsi!
Non vedi che anche il PD e il papa sono culo e camicia?
E infatti che c'entra il PD con i comunisti e gli anarchici?

E soprattutto, che c'entro io con il PD?
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